CIVITA (CS) 23 aprile 2011
La Calabria offre luoghi incantevoli, ricchi di arte, storia e tradizioni tramandate da secoli e i week-end primaverili possono essere l’ideale per conoscerla meglio.
Usciti dalla A3 a Frascineto dopo 6 km c’è CIVITA (in arbereshe çifti= nido d’aquila, 1.000 abit., 450 mt.slm), uno dei tanti paesi delle comunità Albanesi in provincia di Cosenza.
Risale al 1476 quando vi si stabilirono dei profughi albanesi che portarono e mantennero sempre vive cultura e tradizioni.
Imboccato il viale che entra in paese, bisogna fermarsi per ammirare il panorama: Civita è letteralmente incastonata ai piedi del Pollino e si affaccia sulla vallata del Raganello, con vista sulla piana di Sibari e sul mare Ionio. Vi sono diversi punti panoramici, soprattutto nella parte alta del paese. Quello di maggiore ampiezza si trova salendo verso il cimitero prima di imboccare il viale.

Non esiste area di sosta o un grande parcheggio. Si può sostare (e dormire) lungo il viale stesso, a 50 mt dal centro. Se il vostro camper è max 6 mt (.. anche meno) e se vi piace il brivido delle stradine molto strette potete arrivare in piazza, girare a sx intorno alla chiesa di S.Maria Assunta (a.1600, bizantina, rito greco-bizantino) e proseguire verso l’asilo comunale.

Si può invece sostare comodamente, nemmeno tanto lontano dal centro e sotto gli alberi, al campo di calcio presso gli impianti sportivi, posti in basso rispetto il viale (arrivati al monumento dell’aquila scendere a destra). Certo in questo periodo è tutto più facile, probabilmente non sarà così nel periodo estivo.

Subito dopo il monumento c’è il chiosco di souvenir di Alberto Mobilia che ha lasciato Catania per amore e per la tranquillità del posto. Grande e sincera disponibilità, chiedetegli pure tutto quello che volete sapere, anche di procurarvi del vino (non eccellente ma sincero). Del resto i civitesi hanno un senso dell’ospitalità che perdura solo in piccole e rare realtà ancora sane. Soprattutto gli anziani salutano il forestiero (subito “fotografato”, anche perché non è facile nascondere 7 mt di camper), fermandosi volentieri a parlare e a dargli spontaneamente informazioni.
Civita offre due singolari curiosità, i comignoli e le case kodra.
I primi sono costruiti con forme che spesso danno loro un aspetto quasi minaccioso (secondo la tradizione tengono lontano gli spiriti maligni).

Le case kodra invece (curiosità più recente, dal nome di un pittore albanese) ricordano il volto umano e si trovano tre nella parte alta e antica a sinistra del paese, S. Antonio, e una proseguendo per circa 150 mt sempre dritto dopo la chiesa.

Ma il pezzo forte, simbolo di Civita, è Il Ponte del Diavolo che scavalca le Gole del Raganello. Seguendo le indicazioni nella piazza, si comincia a scendere verso valle lungo una strada molto ripida e ben tenuta. Forse era una strada che anticamente, superato il ponte e scendendo appunto lungo la valle del Raganello, permetteva di arrivare nella piana di Sibari e proseguire verso il mare. La discesa è piacevole e non si riesce a distogliere lo sguardo dalla bellezza del luogo.

Prima di arrivare al ponte si giunge al Mulino e alla Filanda Filardi, un lanificio attivo dal 1906 al 1979 che lavorava la lana acquistata dai tanti pastori del posto e la rivendeva semilavorata per usi diversi o a matasse per i maglifici, producendo anche maglieria intima. Tutta l’energia necessaria a muovere le macchine era prodotta dalla forza dell’acqua proveniente da vasche poste in alto, e veniva trasmessa per mezzo di robuste cinghie. Appena più in basso della filanda c’e il mulino.


Questo pezzo di storia di Civita è ben illustrato dalla guida di una Cop. Soc. Onlus, che ha ripristinato locali e macchinari e si propone di rilanciare il turismo attraverso progetti di ospitalità anche rurale, organizzando vari tipi di escursioni prima fra tutte la risalita lungo le gole del Raganello (13 km, solo luglio e agosto su prenotazione, rivolgersi a De Salvo Anton Luca antonlucad@yahoo.it).
Giunti al Ponte del Diavolo, crollato nel 1998 e ricostruito fedelmente a “dorso d’asino”, si possono ammirare uno scorcio delle gole e le acque del Raganello che ne fuoriescono.

Oltrepassato il ponte, il sentiero continua in leggera salita lungo il fianco della montagna e probabilmente sale verso il Pollino.
Non abbiamo proseguito l’escursione, per l’orario e perché si è posto il problema di una risalita “infernale” verso il paese, sotto il sole di una splendida e calda giornata. Ma niente paura: per chi non ha voglia di atti di eroismo c’è un servizio navetta che riporta al paese e viene svolto con un grosso fuoristrada militare, partendo proprio dal punto di ristoro prima dell’ingresso della filanda (3 € solo salita e 5 € a/r dalla piazza).
Civita non manca di un museo etnico arberesh che si trova proprio in piazza. Al suo interno, oltre ai costumi originali albanesi, si trovano strumenti, attrezzi della civiltà contadina, foto, curiosità e documenti (ingresso gratuito ma è gradita un’offerta).

I riti pasquali di Civita non sono particolarmente diversi: i civitesi sono cattolici ma hanno ottenuto dalla Chiesa l’autonomia per celebrare liturgie secondo il rito greco-bizantino.
All’alba della domenica di Pasqua il sacerdote, dalla porta della chiesa, annuncia la resurrezione e dalla piazza alcune persone schiamazzano impersonando i diavoli.
Culminano il martedi dopo Pasqua con le Vallje, danze e canti popolari in lingua, con i tradizionali costumi per tramandare la celebrazione dell’eroe albanese Skanderbeg che liberò il popolo albanese dagli attacchi dei turchi. Il suo busto è posto sulla sx poco prima di entrare in piazza.
Nei gg. 1-2-3 maggio si svolgono I Falò di Maggio, canti e danze intorno al fuoco per tutta la notte per celebrare la prima venuta degli albanesi a Civita.
La breve permanenza non ha permesso di assaggiare molte specialità locali ma senz’altro sono degni di nota il prosciutto crudo ed il formaggio, il pane cotto nel forno a legna, i fagioli cannellini grandi poco più delle lenticchie preparati con peperoncino dolce, le fave secche cotte con aceto e cipolla e i cavatelli alla “nenesa” (erbetta selvatica del Pollino) con ricottina salata grattugiata, uno dei piatti tipici della cucina civitese.
Vania, Fulvio e Riccardo